Parolo, da Parma a Roma per arrivare all’Europeo

Da bambino, quando gioca nella sua Gallarate, prova ad emulare le gesta di un campione che ha visto in TV, un giocatore del Liverpool: Steven George Gerrard, da molti uno dei centrocampisti più forti della storia del calcio inglese. A lui si ispira Marco Parolo: “Prendere come modello quelli più bravi significa carpire i loro segreti – spiega – Gerrard gioca a tutto campo e non si annoia mai. Io sono così, mi piace essere sempre concentrato, pensare a qualcosa. Bisogna avere un modello per poi crescere e metterci del proprio”.
Parolo è varesino, ma…. “Mia nonna era della Valtellina e il piatto che mi ricorda casa sono i pizzoccheri. A Gallarate, dove vive la mia famiglia, si mangiano spesso e volentieri. Poi pasta e soprattutto il risotto con la quaglia”.

Cresce nel Como, la società lariana fallisce e si trasferisce a Pistoia. La sua strada raggiunge Foligno, dove incontra l’allenatore Pierpaolo Bisoli. “Arrivavo da un anno in Toscana dove avevo giocato senza riuscire ad esprimermi al meglio. A Foligno invece con mister Bisoli qualcosa è cambiato. Ho trovato una persona che mi ha aiutato a capire come sia importante credere in sè stessi. E ci davo dentro ad ogni allenamento. Alla fine i risultati sono arrivati. In Toscana mangiavo spesso la bistecca alla “fiorentina” o i “pici al ragù cinghiale”, è una cucina che conosco molto bene, visto che mi sono sposato in quella regione. A Foligno invece ho trovato un mix di tutto, ottimo per qualità ed abbondanza”.

Parolo

Dopo una parentesi a Verona, ritrova Bisoli a Cesena, con i romagnoli è promosso in A ed esordisce nella massima serie. Parma gli permette di arrivare in Nazionale. “Ho ritrovato Bisoli dopo un percorso di crescita reciproca. Abbiamo fatto una grande annata, conquistando la promozione in A. Ho esordito in massima serie nella capitale, all’Olimpico contro la Roma. Mi tremavano le gambe. Entrare in uno stadio così, tutto pieno, con la gente che canta l’inno giallorosso ti emoziona e allo stesso tempo dà l’adrenalina. Quando sono teso prima di una partita importante mi fermo un attimo e penso a quando giocavo con gli amici al campo vicino casa. Mi dico che devo divertirmi. Molte volte si perde di vista l’aspetto fondamentale del calcio, il divertimento. Liberarsi da tensioni e stress inutili permette di dare il meglio”.

Si mette in luce nel Parma di Donadoni, segna gol importanti, soprattutto nel secondo anno in Emilia. E’ una squadra che gli affida il destino: “Quando sono cresciuto c’era il Parma che vinceva, in Italia e in Europa. In un torneo giovanile mi hanno detto vai a sceglierti la maglia che vuoi ed io ho preso quella. Segno del destino? Non lo so. Di sicuro la coincidenza di avere avuto nel Parma il trampolino di lancio è incredibile. Mi sono trovato in un ambiente bellissimo con tanta voglia di crescere, esattamente come me. In Emilia e Romagna ho apprezzato anche troppo le bontà della tavola. Da una parte all’altra della regione: la piadina romagnola, le tagliatelle fatte in casa, i tortelli e il prosciutto di Parma. Ho la fortuna di avere giocato in posti dove si mangia benissimo”.

Attira l’attenzione del CT Cesare Prandelli e viene convocato con la Nazionale italiana. A Kiev, il 29 marzo 2011, l’esordio in azzurro durante l’amichevole vinta 2-0 dall’Italia contro l’Ucraina. “E’ stato come un sogno, perchè fin da piccolo ci speri. Poi quando vedi il tuo nome fra i convocati provi un’emozione forte. Bisogna sperare che il sogno continui. Si coltiva, si tiene lì nel cassetto e ogni tanto si deve aprire per vedere se si avvera”.

 

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