Il vero pacchero napoletano

Uno schiaffo dato non per fare male, una “pacca” (dalle parole greche pas e keir che vogliono dire “a mano piena”) come segno di approvazione, stima, condivisione. Da “pacca” a “pacchero” (schiaffone in napoletano) il passo è breve. Con “pacchero” si indica anche un tipo di pasta più grande del normale, ritenuta l’antenata dei cannelloni, chiamata così per il rumore che fa quando la si gira nella pentola, molto simile appunto a quello di uno schiaffo.

Il pacchero alle origini è considerato come la pasta dei poveri, ne bastano pochi per riempire un piatto, ma in poco tempo conquista il palato dei nobili napoletani. A proposito: il poeta Giacomo Leopardi arriva a Napoli il 2 ottobre del 1833 (la definisce “città grande”, all’epoca con 360mila abitanti è la quarta più grande d’Europa, dopo Londra, Parigi e San Pietroburgo). Il pacchero non gli piace, tanto da definirlo la “pasta degli stupidi”. Oggi è una pasta di alto livello, difficile da trovare nei supermercati.

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