Bonitta: l’azzurro emoziona sempre

“…Se è vero che amo giocare per la vittoria, c’è una cosa che va oltre e la rende nobile: il poterla condividere con gli altri…”. Il pensiero dell’ex CT della Nazionale di Volley maschile Gian Paolo Montali torna attuale guardandole giocare. Osservando l’impegno che mettono in partita o in riscaldamento viene in mente anche “Miracle”, bellissimo film di Walt Disney del 2004, la storia della squadra statunitense di hockey su ghiaccio allenata da Herb Brooks che vinse la medaglia d’oro alle Olimpiadi invernali del 1980 sconfiggendo la favorita squadra sovietica. Ecco i ricordi che può generare il Club Italia, un gruppo di ragazze reduci da diversi trionfi in categoria giovanile (alcuni anche a livello mondiale) e che oggi sfidano le grandi, le campionesse affermate della serie A, le scudettate, le olimpiche, cercando di piazzare il colpo vincente in battuta o di murare la schiacciatrice di grido. Un progetto tecnico che poggia sulla grande esperienza di Marco Bonitta, il coach che ha guidato le azzurre sul tetto del mondo nel 2002: “Dopo tre anni a Bergamo ero tornato nella mia Ravenna ad allenare in A1 femminile, una squadra piena di giovani italiane che ho ritrovato anche in Nazionale. Ricordo la chiamata del Presidente che mi disse: “Se vorrai sarai tu il prossimo allenatore dell’Italia”. E’ stato uno dei momenti più importanti della mia carriera. Ho sentito tante volte l’Inno e sempre ho provato grande senso del dovere. Mi sentivo un privilegiato e dovevo onorare al meglio quella maglia per tutti gli italiani”.

Con la guida di Bonitta la Nazionale femminile italiana vince due medaglie d’argento (Europei del 2001 e 2005) e trionfa nel Mondiale del 2002. Oggi grazie ai suoi insegnamenti le ragazze del Club Italia hanno intrapreso un percorso di crescita all’insegno della preparazione e del sorriso, sicure che la “scuola” di Bonitta e Lucchi, quella del lavoro quotidiano al centro Pavesi di Milano un giorno darà i suoi frutti, un set contro Novara, un altro contro Piacenza, prima della tanto sospirata vittoria di Bolzano. “Da diversi anni come federazione portiamo avanti con i giovani il progetto Club Italia – spiega ancora Bonitta – a livello femminile abbiamo una novità mai successa prima: con un gruppo allargato di juniores e pre-juniores prendiamo parte a un campionato di A1. Una ribalta importante per un gruppo di ragazzine che dovrà fare necessariamente della pallavolo il proprio lavoro. Sono arrivate da ogni regione tutte motivate a Milano, dove ha sede il Club Italia. Caso unico credo nella storia dello sport che una rappresentativa della Nazionale giochi nella massima serie. E’ una bella cosa. Tante volte i giovani vengono proiettati nel mondo professionistico non ancora pronti sotto diversi punti di vista. Noi con questo progetto cerchiamo di rappresentare quell’anello che unisce le ragazze con il mondo del lavoro”.

C’è da essere fieri di queste ragazze, positive e tenaci. Rappresentano la parte di un Paese che solo impegnandosi in modo continuo potrà mettersi alle spalle questo duro periodo. E la nostra Italia del Foodball come la loro è un Club, un gruppo di amici che coltiva un interesse comune, la passione per l’azzurro e il tricolore e per l’eccellenza della nostra tradizione, anche quella culinaria, senza pari al mondo.
“Una alimentazione sana assicura buone prestazioni alle atlete – conclude Bonitta – le mie seguono diete personalizzate, sono davvero professioniste. Ad alto livello è fondamentale. A me particolarmente non piacciono i primi, preferisco i piatti unici, magari riso con un po’ di carne o sugo, molta verdura e frutta. Non amo i dolci anche se sono davvero ghiotto di pandoro, il mio tallone d’ Achille. Il mio piatto preferito viene dalla mamma milanese ed è risotto allo zafferano con ossobuco. Come secondo il lesso con verdure bollite, il mio ricordo delle giornate di festa in famiglia. Mi piace il vino rosso e lo bevo anche con il pesce, ogni tanto la sera bevo volentieri mezzo bicchiere di Primitivo di Manduria, pugliese corposo. Il mio preferito però è il Negramaro”.

Franco Vanetti

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