Ama Amatrice con la Matriciana

Slow Food lancia l’idea di inserire il piatto nei menù dei ristoranti. In ogni menù inserire la Pasta all’Amatriciana e per ogni piatto ordinato devolvere 50 centesimi (anche 1 euro se al contributo del ristoratore si aggiunge quello del cliente) per il Centro Italia: è la proposta di Fausto Costagli, della Condotta Slow Food del Monteregio per aiutare la gente colpita dal terremoto. E potrebbe essere proprio Slow Food Italia a coordinare l’iniziativa.

Amatrice è stata in provincia de L’Aquila fino al 1927 ed è diventata laziale dopo essere passata sotto Rieti. E’ uno de “I borghi più belli d’Italia”, distrutto dal terremoto del 2016. I pascoli sono vasti, ricchi di acqua, la carne e i formaggi sono di primissima scelta. Nasce una grande tradizione gastronomica e da qui arrivano i cuochi dei Papi.

A fine Ottocento si registra una pesante crisi nel settore della pastorizia e la gente è costretta ad emigrare nella capitale. I migliori osti di Roma sono originari di Amatrice tanto che con “Matriciano” si definisce una locanda che ha la cucina. Con l’arrivo del pomodoro utilizzato come variante della Gricia nasce l’Amatriciana, destinata a diventare un classico della cucina romana e laziale. Gli spaghetti sono la pasta da utilizzare e Amatrice si definisce “Città degli spaghetti”.

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