Una poesia sulla pasta per salvare l’Agnesi

Leonardo Fasciana, 16 anni, studente di Imperia che frequenta il terzo anno del Liceo Classico “G.P.Vieusseux”, scrive una poesia per dare un piccolo contributo a una giusta causa: evitare la chiusura del pastificio Agnesi. Non si tratta solo delle parole di un figlio preoccupato per il futuro del padre che qui lavora, ma di qualcosa di più.

Agnesi è il più antico marchio di produttori di pasta della storia. All’azienda è legata la vita di molte famiglie del territorio e nella poesia di Leonardo si trovano riferimenti a prodotti tipici della Liguria (pesto, farinata, gamberi) ma anche a fatti storici come i velieri che dal porto di Oneglia salpavano carichi di quello che era considerato il migliore grano duro del mondo. Considerati gli studi non possono mancare riferimenti al protettore di Oneglia, Porturno dio dei porti, o a Cerere, la dea del frumento.

Simona Romaniello

 

“AGNESI CERERE”

Futurista, scendi dal piedistallo:
non sai davvero nulla della pasta,
velocità, guerra, elettricità e metallo.
La pasta è fierezza.
La pasta è orgoglio.
La pasta è squisitezza.
La pasta è germoglio.
La pasta è pace.
La pasta è loquace.

Togliere la forchetta è come strappare il palato all’italiano,
l’italiano all’italiano,
la provocazione più maledetta;
l’italico non lo scinderai mai
dal suo vino o dal suo grano,
mai,
piuttosto ti insulteranno.

Anzi, il potere del meccanismo,
l’ingranaggio che ostenti tanto
ha spalancato dell’agricoltura il cosmo,
raffinando il grano sacro santo;
Ora Mercurio lo scarica dall’autotreno
nei silos del tempio di Cerere,

Ora dimmi se hai coraggio di tirare il freno
ad una cosa del genere;
Ora Porturno ospita il veliero
tra queste storiche braccia,
e che di pace e gamberi sulla focaccia
si sazi la polena che incontrò i remoti Scizi, fiera.

Fiera non getterà mai l’àncora,
ma ridenti messi da terre lontane
offrirà a Cerere in corone
e collane di bionde spighe; ancora.

Anzi, sali con me sul pennone robusto
e soffiamo venti imponenti,
perché la Scizia assaggi il gusto
di pasta e pesto succolenti.
Sulla rotta del ritorno mesceremo
farina di ceci, olio e cipollotto;
a volontà svisceremo acciughe ghiotte
e alla grande macina d’Italia brinderemo!

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