Expo: splendida vetrina o grande bufala?

Ora sul Decumano solo mezzi di trasporto ed operai specializzati per smantellare padiglioni e stand. E mentre le luci si abbassano sull’Expo di Milano, oltre a festeggiare l’obiettivo superato dei 20 milioni di biglietti venduti, è anche tempo di bilanci. Quale eredità lascerà per il nostro patrimonio agroalimentare e quanto è servito come vetrina del nostro inimitabile (ma imitatissimo) Made in Italy?

La Confederazione Nazionale Coltivatori Diretti ha ospitato nel suo padiglione mostre tematiche e agrichef provenienti da tutte le regioni italiane: “L’Italia ha vissuto sei mesi di grande protagonismo internazionale – commenta il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo – l’export ha registrato un +7% e Coldiretti ha ospitato oltre 150 mila agricoltori in Expo. Moltissimi hanno partecipato gratuitamente portando con loro prodotti e storie. Expo ha messo a fuoco tematiche e criticità dell’alimentazione per poter far fronte alla malnutrizione da una parte e all’eccesso di alimentazione dall’altra”.

Per altre aziende Expo è stata l’occasione per fare rinascere un marchio, come quello del Birrificio Angelo Poretti: “Un evento importante ma dipendeva anche dagli obiettivi – spiega Alberto Frausin, amministratore delegato di Carlsberg Italia – per il nostro Birrificio Angelo Poretti Expo è stata una vetrina straordinaria. Si è parlato non solo del proprio prodotto, ma anche di temi importanti come la sostenibilità. Quest’ultimo uno degli aspetti centrali per molte aziende e che non trova spazio nei trenta secondi di uno spot. Expo lascerà un bella impronta sul nostro Paese, ma come sempre avviene sta a noi continuare su questa strada e confermarla”.

“Io non ci sono neppure stato – esordisce Ferrante di Somma, il “signor Greco di Tufo” dell’azienda avellinese che produce vino DOCG – non guardiamo la propaganda, ma i fatti. Ho mandato alcune bottiglie tramite il consorzio di tutela e non ho avuto alcun riscontro fra gli importatori. Su un arco di tempo così lungo, sei mesi, ci è stata offerta la possibilità di presentare la nostra produzione per appena due-tre giorni, un tempo insufficiente per fissare appuntamenti mirati e fare conoscere i nostri vini. Nessun business supplementare, solo turisti in visita e costi esorbitanti per essere presenti ad Expo: 300mila euro per uno stand per i sei mesi, ma stiamo scherzando? Expo? Solo una grande bufala”.

Anche Ernesto Balbinot, dell’azienda del Prosecco “Le Manzane” di San Pietro di Feletto, vicino Conegliano e Valdobbiadene, ha visto in Expo solo un’occasione per i soliti big: “Già gli sponsor la dicevano lunga. A vedere chi erano mi era già passata la voglia di andarci. Com’è possibile che un’esposizione in Italia sull’alimentazione fosse sostenuta da realtà come McDonald’s e Coca Cola? Anch’io ogni tanto mangio un Big Mac e bevo una Coca, ma da qui a farne i vessilli di Expo come i paladini del salvataggio alimentare del Pianeta ce ne vuole. Inoltre per i piccoli produttori non c’era spazio. Mi sembrano tantissimi i 15mila euro richiesti per una settimana di presenza. Così sono state escluse tante aziende interessanti e di merito”.

Di diverso avviso Marco Colombo, presidente della categoria “produzione e commercio agroalimentare di Aime, l’Associazione degli Imprenditori Europei: “L’imprenditore per sua natura deve sapere intraprendere e quindi rischiare. Chi ha capito la portata dell’evento ha anche sforato il proprio budget ma gli effetti si sono visti e si vedranno. Expo è stata una bomba atomica promozionale. Piccole realtà si sono potute affacciare sul tavolo internazionale con risultati davvero positivi. Si sono aperte nuove possibilità concrete e l’accesso a nuove competenze”.

Francesco Mutti è amministratore delegato di Mutti Spa, azienda leader nella trasformazione del pomodoro che ad Expo ha tenuto la sedicesima edizione del premio Pomodorino d’oro dedicato alle aziende agricole migliori: “La manifestazione è stata una splendida vetrina per parlare dell’Italia, più che del Made in Italy. Direi che il grande successo di Expo è stato italiano, il Made in Italy ne esce sicuramente rinforzato come succede tutte le volte che si rafforza il concetto Italia. Al Pomodorino d’oro abbiamo presentato i dati dati che fanno riflettere: la Germania esporta il doppo di noi in campo alimentare, Francia e Spagna sono molto più avanti di noi. Insomma, sì al Made in Italy come pregiato biglietto da visita ma dev’essere poi la capacità della filiera a garantire un prodotto d’eccellenza a prezzi competitivi”.

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