In Italia si deve fare comunicazione del territorio

Il vino fa bene al cuore, in ogni senso. E quello della famiglia Balbinot batte forte. Nell’azienda Le Manzane, a San Pietro di Feletto, per il quarto anno c’è stata la festa della raccolta dell’uva del Prosecco Superiore. 400 persone (tra loro anche il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia) in due ore hanno raccolto oltre cento quintali d’uva a Docg da quasi un ettaro di vigna, l’obiettivo è produrre una nuova etichetta (almeno 9.000 bottiglie) da dedicare alla “Città della Speranza”.

Una parte del ricavato di questa vendemmia servirà a sostenere la Fondazione nata a Padova nel 1994 per migliorare la qualità di vita dei bambini leucemici ricoverati per lunghi periodi in ospedale. Con questo genere di iniziative, gente come Ernesto Balbinot, vignaiolo del Conegliano-Valdobbiadene Prosecco Superiore, dimostra con i fatti l’attaccamento al proprio territorio. Cuore e impresa, quando viaggiano a braccetto, portano davvero lontano. E quasi mai si sbaglia direzione.

Un percorso che nobilita lo spirito imprenditoriale italiano e che necessita di sostegno: “Le istituzioni cercano di fare del loro meglio per promuovere il vino. Quando ci portano in giro chiamano però quasi sempre le stesse persone e alla fine assaggiamo fra noi il nostro prodotto – spiega con il sorriso – invece dovremmo fare comunicazione del territorio, dando la possibilità alla gente di venire sul posto a conoscere le varie realtà. Ci sono fondi europei che permettono di recuperare la metà di quanto si spende in azioni di promozione, dalle presentazioni ai paesi terzi alle missioni all’estero, all’accoglienza degli importatori. Oggi purtroppo siamo molto distanti da una buona ed efficace presentazione del prodotto italiano. Avremmo bisogno di aiuto nella comunicazione, dovremmo sfruttare meglio i media. Spesso ci muoviamo in prima persona, sta alla nostra capacità riuscire a spiegare quello che facciamo. L’istituzione si muove in gruppo con “la sua corte” e il grosso del lavoro tocca a noi. Dalla politica dovremmo avere una mano nell’accesso ai contributi e poi naturalmente questi soldi devono essere ben spesi. I grandi stand istituzionali alla fine non portano molto. Se va bene può arrivare il contatto ma sta alla nostra capacità riuscire a svilupparlo”.

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