Il 70% delle famiglie italiane consuma abitualmente Gorgonzola

La crescita generale dei formaggi Dop italiani ha fatto registrare un incremento dell’1,3% nel 2017 con punte percentuali più evidenti, per Provolone Valpadana (+10,8), Mozzarella di Bufala Campana (+6,7), Parmigiano Reggiano (+5,1) e meno marcate come quella registrata dal Grana Padano (+1,1). Sono i dati presentati dal Consorzio per la tutela del Formaggio Gorgonzola nel corso dell’incontro che ogni anno riunisce sotto lo stesso tetto i produttori e che è stata condotta da Emanuela Folliero. ALl’assemblea hanno partecipato anche lo chef Antonino Cannavacciuolo, Martina Colombari, la nutrizionista Samantha Biale, il comico Andrea Pucci, la blogger Francesca Guatteri, Giuseppe Minoia di GFK e il Presidente del Consorzio Gorgonzola Renato Invernizzi che ha fatto gli onori di casa.

Se si confronta l’evoluzione sul lungo periodo, ovvero dal 2000, Grana Padano e Parmigiano Reggiano crescono rispettivamente del 41% e del 36%, Mozzarella di Bufala Campana di 2,6 volte superiore mentre il Gorgonzola fa registrare una crescita del 21%. Questi 4 “grandi Dop” rappresentano l’80% della produzione nazionale, l’82% del valore e oltre l’86% dell’export. Nel 2017 la produzione di Gorgonzola è cresciuta del 3,3% pari a 151.560 forme in più rispetto all’anno precedente. In totale nell’anno appena trascorso sono state prodotte 4.732.715 forme, la quantità più alta mai registrata dalle rilevazioni produttive dal 1976!

Se i consumi nazionali hanno riportato un segno positivo, nel 2017 il Gorgonzola esportato ha fatto registrare per la prima volta dopo anni di incrementi, una lieve flessione pari a circa 270 tons in meno rispetto all’anno precedente (-1,34%) (Fonte Clal). Il segno negativo, del resto, accumuna il dato del Gorgonzola a quello degli altri due principali formaggi di latte vaccino italiani: Grana Padano e Parmigiano Reggiano perdono, infatti, il 2,54% (oltre 2.200 tons) a scapito dei similari. A tirare verso il basso le esportazioni ha giocato sicuramente un ruolo importante la flessione della Germania, che dopo l’exploit dell’anno 2016 (+42%), si è riallineata agli anni precedenti, diminuendo i consumi di 587 tons (-10%). Crescono invece la Francia (+5%), la Svizzera (+8,4%) e anche Regno Unito, Spagna, Belgio e Svezia.

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