In Toscana si trova “una cucina da poveri che può stare sulla tavola di un re”

L’Etruria è la settima regione antica dell’Italia dell’imperatore Augusto, comprende la Toscana, una parte dell’Umbria e del Lazio. Il plurale dei suoi abitanti è Tusci, dal latino Tuscus, e da qui deriva il nome della regione Toscana. Il territorio offre verdure, farro e cacciagione. Una cucina che diventa meno essenziale e più di classe con la famiglia dei Medici che ha in mano il destino di Firenze e della regione intera per tre secoli, dal 1434 al 1737. La duchessa Caterina de’ Medici diventa regina di Francia nel 1547 e porta oltre le Alpi tovaglie, posate, la divisione fra piatti dolci e salati.

I prodotti di stagione sono valorizzati, accompagnati con pane senza sale, più utilizzato della pasta. Nel “Paradiso”, la terza delle cantiche che compongono la Divina Commedia, Dante Alighieri scrive: “… come sa di sale lo pane altrui…”. Quando la guerra fra Pisa e Firenze è più aspra, è interrotto il commercio del sale. Nasce così l’usanza del pane sciapo, che bene si accompagna alle saporite carni conservate, tipiche del centro Italia (salsicce, salami, prosciutti, lardo di Colonnata). Il pane senza sale diventa quasi un simbolo per Firenze, non si butta via quando invecchia e raffermo lo si trova in molte ricette, dalla pappa al pomodoro alla panzanella, alla ribollita, a zuppe e minestre. Aglio e cipolla esaltano i menù della Toscana. Al primo re d’Italia Vittorio Emanuele II di Savoia questa cucina è descritta “da poveri che può stare sulla tavola di un re”.

 

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