Nel mondo si brinda con spumante italiano

I dati Wine Monitor di Nomisma parlano chiaro: gli spumanti aiutano la vendita del vino nel mondo. Negli ultimi dieci anni il consumo di sparkling è aumentato del 30% (quello del vino del 5%) e l’export di spumante italiano ha registrato un +242%”. La crisi economica sembra avere portato la gente a scegliere prodotti di qualità a prezzi più convenienti e circa l’80% delle esportazioni italiane è spumante Dop, Prosecco in particolare, vero conquistatore del Regno Unito e molto richiesto negli Stati Uniti, in Svizzera e nel Canada.

Oltre l’85% degli spumanti esportati nel mondo proviene da Italia, Francia e Spagna. Nella speciale classifica di vendita curata da Wine Monitor si parla di una importante crescita dell’export di spumante italiano, che con oltre 2,7 milioni di ettolitri risulta il più venduto, davanti a quelli di Francia (1,8 milioni di ettolitri) e Spagna (1,6). Per quanto riguarda il valore i cugini francesi grazie allo Champagne guadagnano circa 3 miliardi di euro, il triplo di quanto incassa l’Italia.

Per quanto riguarda il Cenone del 31 e il  primo pranzo del nuovo anno, la spesa media degli italiani sale e premia la tradizione nostrana. 95 euro per festeggiare il Capodanno: è la spesa media della famiglia italiana secondo l’ultima indagine di Coldiretti in aumento del 25% rispetto allo scorso anno. E i prodotti più richiesti sono  quelli della salumeria Made in Italy accompagnati dalle lenticchie (quelle di Castelluccio di Norcia Igp su tutte), lo spumante e il panettone.

Il 67% degli italiani ha scelto cotechino e zampone e il 58% apprezza il salmone. Casa propria, di parenti o amici è il il luogo preferito dagli italiani per il Capodanno 2016 anche se guardiamo la fotografia scattata da Confesercenti. A tavola si rispettano le tradizioni gastronomiche e passa dal 13% del 2014 al 25% di quest’anno la quota di coloro che destineranno alle gioie del palato tra 126 e 250 euro. Molti dei vacanzieri di inizio anno sono diretti verso mete italiane, passando dal 5 all’8%, gente che sembra aver preferito i piccoli centri d’arte di Toscana ed Umbria alle grandi città, forse per il timore di attentati.

 

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