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A RADIO LIUC con Vito Romaniello: quando il calcio profuma di casa

C’è chi racconta lo sport come una fede e chi come un’arte. Tra questi ultimi c’è Vito Romaniello, direttore di Giocabet TV, nonchè: autore, giornalista, storico del calcio, che racconta lo sport in una chiave moderna unendo la passione per il calcio con quella per il nostro territorio.

Ospite ai microfoni di Radio LIUC, ha raccontato come ha trasformato il suo approccio narrativo in un ponte tra campo di calcio e cultura: l’iconico prato verde diventa una tavola allestita di tradizioni, valori e radici. Questa idea rafforza l’immagine del nostro Paese mantenendo un filo rosso con le nostre origini.

Come definiresti il calcio?

“Il calcio è come il cibo, racconta chi siamo – afferma Romaniello durante l’intervista – lo sport genera appartenenza, ma non solo, crea legami e senso di comunità tra giocatori e tifosi. Sostenere una squadra va oltre al singolo concetto di tifo: significa unire generazioni, città, culture”.

Secondo Romaniello, la squadra diventa pretesto e il piatto racconto. Parlando invece di Italia Foodball Club, Romaniello ha reso il calcio un vero e proprio viaggio per l’Italia, di sapori e passioni. Ogni tappa è un incontro tra una curva e una cucina, tra il profumo di un piatto e il coro di uno stadio.

Durante il periodo del Covid, Vito Romaniello ha affrontato quella che definisce la sua “partita della

Vita”, non si tratta di una metafora sportiva, ma di un ricordo ormai inciso nella pelle. Ha conosciuto il silenzio del coma, la sospensione del tempo, ma anche il rumore di un sogno, che l’ha spinto a tornare in fretta in campo più consapevole, ma soprattutto più grato alla vita e ai piccoli momenti che vanno vissuti pienamente e accogliendone ogni emozione. E come afferma lui stesso: “Dopo questa esperienza sono rinato con un nuovo modo di guardare le cose: sotto un aspetto più umano, più lento, più vero.”

Infine abbiamo chiesto a Romaniello: durante una cena cosa preferisce raccontare? Un gol perfetto o un piatto gustoso?

E lui sorridendo, con la sua iconica ironia, ha riposto dicendo che preferisce mangiare e soprattutto ascoltare perché per lui il silenzio non è assenza, ma presenza: è il tempo del gusto, del racconto che nasce da uno sguardo o da un profumo. Forse è anche per questo che le sue storie funzionano così bene: prima di raccontare, lui le vive, le ascolta e le assaggia.

Sofia marrone