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Quando il Campobasso ha vinto lo Scudetto: Niccolò Romero con IFC

Oggi andiamo a Campobasso, capoluogo della regione Molise, dove la cucina ha radici pastorali e contadine e la pasta fresca chiamata Cavatelli per il gesto che si fa con le dita a “cavare” la conchiglia di semola di grano duro è Prodotto Agroalimentare Tradizionale. La squadra di calcio nata nel 1919 indossa maglie rossoblù e gioca allo stadio Antonio Molinari.              

Siamo nella regione più piccola d’Italia, dopo la Valle d’Aosta, nella classifica per superficie territoriale. Le sue due province hanno conosciuto il calcio professionistico, il Campobasso ha debuttato in Serie B nel 1982, l’Isernia non è andata oltre la C2.  

“Con questo tarlo del Molise che “non esiste”, il Molise non esiste. Oggi invece si parla di calcio professionistico e il Campobasso è riconosciuto in tutta Italia. Anche per i risultati che abbiamo fatto noi e i ragazzi che due anni prima erano riusciti a risalire di non professionisti. Abbiamo comunque dato lustro e pubblicità a una città, al suo stadio e una tifoseria come ce ne sono pochissime a questi livelli”.

Niccolò Romero nasce in provincia di Cuneo ed esordisce tra i professionisti a Lamezia nel 2011. Una stagione in C2 per iniziare un viaggio interamente percorso in Serie C, attraversando piazze blasonate come Savona, Piacenza, Potenza e Lucca. E altre che stanno preparandosi al grande salto come Feralpisalò e Sudtirol. Si laurea in Scienze Motorie mentre si trova in Alto Adige e nel gennaio del 2024, per la prima volta dopo undici anni di carriera, scende in Serie D e si trasferisce a Campobasso.                                                 

“Il primo ricordo è la neve appena sono arrivato. Era gennaio e mi sono buttato subito in un clima bello freddo. Pensando al campionato c’è stato un piccolo momento in cui poteva venire paura di non farcela e che tutto potesse scivolarci dalle mani. È stato quando abbiamo fatto tre pareggi di fila contro formazioni di medio bassa classifica. Lì ricordo l’intelligenza dei tifosi che anziché venire al campo criticarci si sono uniti a noi in una maniera che non avevo mai visto nei confronti di una squadra. Con grande calma, ci hanno spiegato quanto per loro fosse importante che la squadra si concentrasse per l’ultimo step e arrivare alla vittoria di quel campionato. Quando sono arrivato a Campobasso avevamo un punto più sulla seconda che in quel momento era la Sambenedettese. L’obiettivo era dichiaratamente quello di vincere e un mesetto prima i punti da recuperare erano tanti, quindi in quel momento la prima posizione era sicuramente meritata. Ma non era così certo che saremmo arrivati veramente a vincere il campionato. Siamo stati bravi a superare insieme le difficoltà reagendo nella maniera più positiva possibile”.

La radice ancora al terreno, stabilizza il suolo e nutre la pianta. Ha funzioni vitali diventate simboli dell’esistenza. Rappresenta storia e identità dell’essere umano, punto di partenza e formazione, conoscenza per il futuro. È la bussola che orienta il viaggio della vita, dandone direzione e senso.

Il papà che arriva dalla Sicilia, la mamma dalla Puglia, la moglie dalla Calabria: Matt Rizzetta è un italiano d’America, a New York crea dal nulla la North Sixth Group, holding di investimento in tanti settori, dalla tecnologia all’immobiliare, allo sport. Il nome è quello della strada percorsa dai nonni quando hanno lasciato l’Italia. Il suo sogno di acquistare una società di calcio si realizza il 12 settembre 2022, quando da “meridionale fiero delle proprie origini” fa ripartire il calcio a Campobasso dopo l’esclusione della Società Sportiva dal campionato di Serie C. Altro che “il Molise non esiste”, l’intenzione è quella di cancellare il fastidioso tormentone con una squadra che rappresenti un simbolo per i tanti emigranti italiani sparsi nel mondo. 

Il nuovo Campobasso del presidente Rizzetta vuole lasciare in fretta i Dilettanti del pallone. Vince subito il campionato di Eccellenza, con 84 punti e 2 di vantaggio sull’Isernia, frutto di 28 vittorie in 30 partite, 137 reti fatte e appena 10 subite. Nella categoria superiore l’allenatore Andrea Pergolizzi è sostituito alla quinta giornata da Rosario Pergolizzi. La sua rincorsa comincia dal settimo posto e nel mercato di riparazione la squadra è rinforzata dall’arrivo di Niccolò Romero, punta alta due metri, utile per aprire varchi nell’area avversaria.  Le nove squadre prime classificate in serie D si affrontano per il titolo di campione d’Italia. Nella fase a gironi il Campobasso elimina Pianese e Carpi, in semifinale supera la Cavese e si aggiudica la finalissima di Grosseto battendo 5-1 il Trapani. L’attaccante Niccolò Romero (13 presenze e 2 reti nella stagione regolare, va a segno 4 volte nella Poule Scudetto (2 volte in finale).

“Viene strano pensare come siamo riusciti a vincere poi quello scudetto, visto che fino al giovedì facevamo ancora festa (da un mese) per la promozione. Forse è stata la scioltezza mentale a portarci a fare delle partite veramente straordinarie. Avevamo una possibilità incredibile di tagliare un traguardo importante e lo abbiamo fatto senza pressione. Ecco, mettiamola così, giocando “alla leggera” sono venute fuori ancor di più fuori le nostre qualità. Abbiamo iniziato a battere la Cavese e poi abbiamo rifilato cinque gol al Trapani: per noi è stato la chiara conferma del fatto che fossimo in assoluto i più forti d’Italia. Forse prima non ne avevamo la consapevolezza”.

Il viaggio verso lo stadio comunale “Antonio Molinari” di Campobasso per assistere alla partita della propria squadra del cuore offre anche la possibilità di visitare luoghi non legati allo sport e di scoprire gusti del territorio. Si tratta di una forma di turismo in cui la passione per il calcio è la motivazione principale della trasferta.

I “cavatiell”, come dicono in dialetto molisano, sono fatti con un impasto di semola di grano duro e acqua. Il 17 gennaio, giorno di Sant’Antonio Abate, a Campobasso si cucinano con sugo di carne maiale. “Io li ho provati in ogni maniera, con la pasta fresca divento matto”, conclude Romero.