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Quando il Pavia sfiorò la Serie B: Edoardo Gorini con IFC

Oggi andiamo a Pavia, la città della Certosa sulle rive del fiume Ticino, dove i canali di irrigazione per il riso caratterizzano il paesaggio della campagna, ai cui prodotti è legata la tradizione gastronomica contadina. Uno dei piatti tipici è appunto il “risotto alla certosina”, che mette insieme i sapori della terra e del fiume. La squadra di calcio nata nel 1911 indossa maglie azzurre e gioca allo stadio Pietro Fortunati.

L’Italia, uno stivale di terra immerso nel mare, composto da venti regioni che tutte insieme disegnano la penisola più bella del mondo, dove è concentrato il più alto numero di siti inclusi nella lista dei patrimoni dell’umanità.

Le 12 province della Lombardia hanno tutte conosciuto il calcio di Serie A o B, tranne Sondrio, categorie frequentate da 26 squadre. Nella classifica storica degli stadi, il più anziano della regione è quello di Cremona (aperto nel 1919), il più giovane si trova a Zanica, in provincia di Bergamo (inaugurato nel 2021), quello di Pavia è tredicesimo (risale al 1929).                     

Il taglio del nastro dello stadio di Pavia è avvenuto il 17 novembre 1929. Nel 1991 è stato intitolato al presidente della B Pietro Fortunati. In questo impianto il Pavia ha conquistato 38 dei suoi 64 punti nel girone A della Serie C1 2004-05, frutto di 12 vittorie e 2 pareggi in 18 partite giocate tra le mura amiche, segnato 28 dei suoi 47 gol e ne ha subiti 16 su 31 incassati. La squadra allenata da Marco Torresani è arrivata terza, dietro a Cremonese e Mantova salite in B. Il difensore Stefano Todeschini e il centrocampista Paolo Sciaccaluga sono stati i più impiegati in campionato (38 presenze), mentre l’attaccante Francesco Ciullo è risultato il migliore marcatore con 18 gol realizzati.       

Strata, ovvero via lastricata, parola latina che origina il termine strada. Non si tratta solo di un percorso, è molto di più. Il viaggio che porta allo stadio, luogo dove si concentrano sentimenti ed emozioni, il cammino di crescita personale per chi sogna di diventare calciatore. 

Edoardo Gorini gioca nel Pavia dal 2004 al 2006, dopo essere stato 9 anni a Varese e avere messo insieme appena 18 presenze in una stagione di B con l’Albinoleffe. È tra i rinforzi più importanti della squadra di Torresani, ripescata dopo la retrocessione in C2.           

Ero all’Albinoleffe, dove ho giocato un anno in serie B. Anche se la società non voleva confermarmi avevo un altro anno di contratto. C’era la richiesta del Pavia, appena retrocesso in C2. Alla fine quello che ha determinato la scelta di trasferirmi stato proprio il ripescaggio. Sono arrivato più o meno a Ferragosto e il primo che mi ha accolto è stato il dirigente Carlo Gaudio: “Finalmente sei arrivato, avevi fatto il fenomeno perché non volevi venire in C2” mi disse. Siamo diventati amici e ci sentiamo ancora adesso.

La stagione 2004-2005 è stata la 27ma del campionato di Serie C1 e ha visto la vittoria della Cremonese nel girone A, riuscita nel doppio salto dalla C2 come il Mantova (dopo i playoff). Vi hanno preso parte 19 squadre e le regioni più rappresentate tra le 8 presenti sono state Toscana e Lombardia con 6 società. Tra queste il Pavia, che ha raggiunto il terzo posto in classifica.

(Lombardia e Toscana 6; Sicilia 2; Lazio, Liguria, Piemonte, Puglia, Sardegna)

Il 16 gennaio 2005 si chiude il girone di andata, il Pavia è terzo, con 3 punti di distacco dalla capolista Cremonese e 1 dal Mantova, secondo. Gli imprevisti sono dietro l’angolo e nel momento decisivo della stagione Ciullo, Zizzari e Gorini saltano diverse partite per infortunio. La Cremonese allenata da Roselli vince il campionato, il Pavia partecipa ai playoff, elimina il Grosseto ma perde la finale con il Mantova.            

Sono state due stagioni memorabili, vissute in un posto dove mi sono trovato molto bene. Si è creata un’alchimia speciale e abbiamo sfiorato due volte la serie B, persa ai playoff con Mantova prima e Monza poi. Soprattutto il primo anno, ho avuto un infortunio a fine campionato nel momento in cui eravamo lì per giocarci il primo posto con la Cremonese. Dal nulla si è creato un grande gruppo. Una squadra ripescata, costruita in poco tempo, ha saputo creare qualcosa di magico.  Siamo stati la sorpresa che ha sfiorato un’impresa che nessuno si sarebbe potuto immaginare. Il rimpianto maggiore è stato non poter contendere la promozione alla Cremonese per l’infortunio e non giocare i playoff per una polmonite.          

Spareggi promozione dal gusto amaro anche al termine della stagione 2005-2006. Lo Spezia è promosso in B, il Pavia è terzo dietro Genoa e Monza. I brianzoli hanno la meglio in semifinale, vincono 2-0 la gara di ritorno in casa dopo il pareggio per 1-1 dell’andata.

Pavia è una di quelle piazze nelle quali il calcio è davvero importante. È chiaro che sono i risultati a trascinare i tifosi, quando passa l’entusiasmo è tutto un po’ più triste. Anche lo stadio. Il “Fortunati” è un impianto storico che aveva molto seguito, con la gente che affollava gli spalti e sognava la B. I risultati aiutano, ma Pavia ha sempre avuto un tifo abbastanza caldo, con un grande seguito. In quei due anni abbiamo contribuito a riempire lo stadio e a renderlo anche più bello.

IL VIAGGIO verso lo stadio “Pietro Fortunati” di Pavia per assistere alla partita della propria squadra del cuore offre anche la possibilità di visitare luoghi non legati allo sport e di scoprire gusti del territorio. Si tratta di una forma di turismo in cui la passione per il calcio è la motivazione principale della trasferta, durante la quale si condividono momenti ed esperienze, creano ricordi… persino della tavola. E organizzare una trasferta spesso significa prenotare un posto dove fermarsi a pranzo o cena.

Il parmense Giuseppe Verdi, uno dei più grandi operisti di ogni tempo, considerava i piaceri della tavola come opere d’arte e il suo piatto preferito era il risotto, classico della cucina italiana.

A Pavia beviamo del buon vino, sicuramente dell’Oltrepò. Sono un amante del rosso e non potrebbe essere altrimenti perché ho mamma piemontese e io son veneto. Lo si accompagna ai salumi.  Non dimentichiamo che ci troviamo nella patria del riso, sono un buon cuoco e mi piace cucinarlo. Il risotto è uno dei miei piatti preferiti, lo preparo in tutte le maniere a seconda delle stagioni. Posso farlo con gli asparagi, con i funghi, alla milanese, alla parmigiana. Ecco il mio abbinamento: risotto e vino rosso dell’Oltrepò.