La Roma vince il terzo scudetto della sua storia: Amedeo Mangone con IFC
Oggi andiamo Roma, il comune più popoloso d’Italia, dove la cucina affonda le sue radici nella campagna e la squadra che porta il nome della Capitale indossa i colori giallo e rosso del gonfalone del Campidoglio, il più piccolo dei sette colli su cui è stata fondata la città.
Strata, ovvero via lastricata, parola latina che origina il termine strada. Non si tratta solo di un percorso, è molto di più. Il viaggio che porta allo stadio, luogo dove si concentrano sentimenti ed emozioni, il cammino di crescita personale per chi sogna di diventare calciatore.
Il difensore Amedeo Mangone si è trasferito alla Roma l’anno prima, dopo la Serie A conquistata a Bari e la semifinale di Coppa UEFA raggiunta con il Bologna. Insieme a lui arrivano l’allenatore Fabio Capello e l’attaccante Vincenzo Montella. Il presidente giallorosso Sensi è ambizioso e comincia a costruire la squadra dello scudetto.
Lui ha costruito la squadra ed era consapevole che con l’allenatore Fabio Capello avrebbe potuto vincere il campionato. Non ci hanno fatto mai pesare la situazione nei momenti di difficoltà, quando pareggi una partita. Venivano nello spogliatoio senza fare drammi per allontanare ogni possibile tensione.

21 novembre 1999: la Roma batte 4-1 la Lazio con le doppiette di Delvecchio e Montella (rigore di Mihajlović per i cugini): è un derby capitolino vissuto da protagonista. Amedeo Mangone è in campo dal primo minuto.
All’Olimpico ci avevo giocato contro. La cosa che mi ha impressionato è stata il primo derby. Lì capisci veramente l’identità di Roma, dei tifosi romanisti e… anche dello stadio. Al di là della settimana che precede il derby, con i tifosi che vengono a Trigoria a dirti “vi raccomando domenica”.
Poi quando arrivi allo stadio con il pullman il giorno della partita, vedi tutto questo viavai di tifosi giallorossi. Totti, Cafu, Aldair, i giocatori più esperti che avevano già vissuto vari derby, nello spogliatoio ci dicevamo: oggi facciamo riscaldamento sotto la curva. E quando eri lì sembrava di volare. Un’emozione che ricordo ancora per l’attaccamento che hanno alla maglia, in un momento in cui si vinceva poco, il derby era la partita dell’anno e il fatto di affrontare l’altra squadra cittadina all’Olimpico ti dà una carica impressionante.
La stagione 2000-2001 è stata la 99ma del campionato di Serie A. Alla Prima Divisione hanno partecipato 18 squadre e la regione più rappresentata tra le 11 presenti è stata la Lombardia con 4 società. La Roma si è laureata campione d’Italia per la terza volta nella sua storia. Bari, Napoli, Vicenza e Reggina sono retrocesse in B. La classifica dei marcatori è stata vinta da Hernán Crespo della Lazio che ha segnato 24 reti.
La Capitale è ancora colorata di biancoceleste per lo scudetto della Lazio quando il presidente della Roma Franco Sensi programma il riscatto giallorosso. Investe grosse cifre sul mercato per rispondere al titolo vinto dai rivali cittadini.
È stato fondamentale il presidente Sensi, una persona eccezionale, sembrava un padre di famiglia. Lui veniva a Trigoria ogni settimana, nonostante avesse impegni di lavoro. Si sedeva dentro lo spogliatoio mentre magari ci stavamo cambiando per l’allenamento. Parlava serenamente facendoci sentire proprio come a casa e questo ha dato spirito di appartenenza. Noi giocatori provavamo rispetto per i sacrifici fatti nell’allestire la squadra.
Lo stadio di Roma è inaugurato nel 1932 e si chiama “dei Cipressi” fino al 1953 quando diventa “dei Centomila”. È “Olimpico” dal 1960, con l’assegnazione dei Giochi della XVII Olimpiade. In questo impianto la Roma campione d’Italia 2000-01 ha conquistato 41 dei suoi 75 punti, frutto di 13 vittorie e 2 pareggi su 17 partite giocate tra le mura amiche, segnato 33 dei suoi 68 gol e ne ha subiti 14 su 33 incassati. Con 34 presenze il giocatore più impiegato dall’allenatore Fabio Capello è stato il centrocampista Damiano Tommasi, mentre l’attaccante Gabriel Batistutaè risultato il migliore realizzatore con 20 reti.
Il presidente Sensi inaugura un nuovo ciclo e dopo il sesto posto raggiunto mentre la Lazio festeggia lo scudetto, acquista i difensori Samuel e Zebina, il centrocampista Emerson, il centravanti Batistuta.
Quello che lui ha fatto è stato tenere sempre gli allenamenti a porte chiuse. I tifosi venivano, facevano rumore perché volevano entrare, ma niente. A Roma è difficile proprio la gestione per l’impronta molto importante anche dei tifosi, le radio ti mettono anche un po’ di esasperazione. Non c’è una via di mezzo o si esaltano o si abbattono velocemente.
Andare allo stadio è un rito collettivo. Dove la passione per la propria squadra diventa occasione di INCONTRO (come accade sul campo di gioco), per condividere momenti ed esperienze, creare ricordi… persino della tavola. E organizzare una trasferta spesso significa prenotare un posto dove fermarsi a pranzo o cena.
IL VIAGGIO verso lo stadio Olimpico di Roma al seguito del club per cui si fa il tifo, offre anche la possibilità di visitare luoghi non legati allo sport e scoprire gusti del territorio. Si tratta di una forma di turismo in cui la passione per il calcio è la motivazione principale della trasferta.
La tradizione di una città è raccontata anche dai suoi piatti tipici, in particolare dai primi, dove a trionfare, naturalmente, è la pasta, fresca o secca che sia.
A Roma puoi mangiare di tutto, per quanto riguarda i primi dalla “matriciana” al “cacio e pepe”. Noi andavamo spesso a Trastevere o restavamo vicino l’E.U.R. o ci recavamo in Piazza del Popolo. Dove vai caschi bene
